Facciamo chiarezza. Quando rivolgersi a un Coach Professionista

Facciamo chiarezza. Quando rivolgersi a un Coach Professionista

segreto coachChi cerca un Coach o si affida a servizi di Coaching, sia come Privato che come Azienda, a volte non sa bene “a cosa” si vada incontro, “quando” è indicato rivolgersi ad un Coach Professionista, con quali modalità si svolge il lavoro e infine quali possono essere i risultati di un Percorso di Coaching.
Scopo di questo breve articolo è consentire a chi Coach non è, di guardare “Dietro le Quinte”  e svelare alcuni “segreti” Professionali.
Forse serve allora fare il punto e ripercorrere il cammino che ogni Coach compie “prima di cominciare”.

Il Prima

La Premessa fondamentale del Coaching è che
Ciascuno è già capace di raggiungere i propri obiettivi” e di “migliorare le proprie Performance
Punto.
Si possono ora descrivere alcune interessanti considerazioni.
Io come Coach ci credo autenticamente fino in fondo a questa “verità”?
Cioé che ciascuno sia già in grado di raggiungere gli obiettivi che persegue?
Se la risposta a questa domanda fosse “SI”, ne conseguirebbe che “ogni elemento esterno alla coppia [Persona, Obiettivo] corre il rischio di interferire con il raggiungimento dell’obiettivo” stesso.
In primis il Coach.
Con il suo pensare, il suo dire, il suo immaginare, il suo suggerire, il suo interpretare.
Bene: allora non è del Coaching pensare, dire, immaginare, suggerire, interpretare.
È Vietato!
In una frase: “Coach Non Dice!”
Se foste animati dall’idea che ciò che ho affermato è umanamente impossibile, non sareste completamente nel torto.
Quindi servirebbe chiedere a chi Coach è, COME riesce in questa impresa!
Ma questa è un’altra storia che racconteremo in un altro momento.

Altro elemento che crea confusione e sorpresa è che per molti il Coach, per essere professionalmente preparato, debba essere “esperto” del problema del Cliente.
Purtroppo invece anche in questo caso è vero l’esatto contrario.
Anzi, proprio perchè il Coach non è “esperto” del settore del proprio Cliente che riesce ad essere maggiormante efficace!
Quand’anche fosse esperto (e qui si potrebbe accennare al Mentoring) non gli sarebbe di grande aiuto in quanto al Coach è vietato “dire”.
Ma resta il fatto che il Cliente viene dal Coach per raggiungere un Obiettivo che fino a quel momento non è riuscito a raggiungere.

Bene: è arrivato il momento di fare il punto.

La Relazione di Coaching si tesse tra:
·         un Cliente (Partner o Coachee nel gergo tecnico) che non sa come raggiungere il proprio obiettivo
·         un Coacha cui è vietato dire” e che in genere non è esperto del dominio in cui si definisce l’obiettivo del suo Cliente
In un’immagine: due ciechi che si accompagnano verso la meta!
In realtà il Coaching è un’attività di Processo e non di Contenuto.

Gli Strumenti

Ma allora se al povero Coach è vietato dire, come si fa a lavorare?
Quali strumenti nella sua “borsa dei ferri”?
Gli elementi che si trovano nella Borsa dei Ferri del bravo Coach sono tre: (tollerate gli inglesismi per un attimo, il gergo verrà chiarito nel seguito)
1.       Le Domande
2.       Il Feedback
3.       Il TASK
Il Coach può, nel suo “dire” porre Domande. Domande alle quali il Cliente può non rispondere.
Il Coach può “restituire un Feedback”; il Feedback tecnicamente è definito come “un comportamento agito che sarebbe stato ripreso da una telecamera con microfono”.
Il Coach può concordare (non assegnare!) delle attività utili per mantenere alta la focalizzazione e la concentrazione del Cliente sul raggiungimento dell’obiettivo tra una sessione e la successiva: queste attività si definiscono TASK.
Fine.
Queste e queste solo, sono le tre cose che il Coach può fare.
E i Coach anticipano questa spiegazione all’inizio del rapporto per consentire al Coachee di monitorarne l’andamento e la eventuale violazione.
Cioè: tutto ciò che viene svolto utilizzando ALTRI strumenti che non siano soltanto i tre appena descritti, non è Coaching.
Punto.
Tutto alla luce del Sole! Niente di nascosto. Un rapporto alla pari. Infatti nel Coaching il Cliente viene anche definito “Partner”.

Gli Obiettivi

Il Cliente che decide di utilizzare un servizio professionale di Coaching ha un “suo” proprio obiettivo.
Esistono vari modi per trattare in maniera “scientifica” questo argomento e la letteratura è piena di citazioni e definizioni dotte, acronimi mnemonici e chi più ne ha più ne metta.
Il Coach ha i “suoi” propri obiettivi. I quali, ovviamente, NON sono quelli del suo Cliente:  non c’è confusione nei ruoli!
Gli Obiettivi del Coach sono due e tecnicamente si definiscono “I due Meta Obiettivi del Coaching
Il Coach ha l’obiettivo di aumentare nel Cliente:
1.  Consapevolezza: ciò che conosco di me nel senso più ampio che possiate immaginare
2.  Commitment: vocabolo di gergo che indica ad un tempo Volontà (Io Voglio), Responsabilità (Dipende da me), Azione (Io Faccio)

Il Come

Al Coach pertanto non viene chiesto di possedere tecniche, il Coaching essendo una professione di “processo” e mai di contenuto.
Al Coach viene piuttosto richiesto di “abitare competenze” in un approccio “a Zero Ego” (EgoLess)
In un’immagine: due persone unite in una danza, essendo il Coach la figura femminile, quella che segue, mai quella che guida, indirizza, sceglie, decide.
Per approfondire le modalità serve seguire un Master Professionale ma ciò non è oggetto di questo breve articolo.

Finale

In realtà, ad essere onesti fino in fondo, questo rapporto paritetico tra Professionista e Cliente è di difficile gestione, soprattutto all’inizio del percorso di Coaching. Infatti il Coach ha un grande vantaggio rispetto al proprio Coachee. Egli sa che la persona che entra nel suo studio il primo giorno sarà diversa da quella che uscirà dallo studio con l’obiettivo raggiunto.
E questo è un richiamo profondo al senso di Etica e Responsabilità del Coach.

Vittorio Balbi

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